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Il "new deal" di Booking: "Una fee anche sugli acquisti in hotel"

06/06/2019 09:22
Il gigante delle prenotazioni alberghiere richiede alle strutture ricettive commissioni anche sulle ancillary che i clienti comprano direttamente in albergo: la mossa allo studio degli avvocati

Commissioni non soltanto sulle semplici prenotazioni alberghiere, ma anche sulle spese accessorie dei clienti in hotel. E’ questo il “new deal” di Booking, che ha iniziato già dal mese scorso a notificare alle strutture ricettive – iniziando da quelle statunitensi – la sua nuova politica, che prevede una fee anche su ancillary come wi-fi, parcheggio, colazioni, pasti e altro.

La notizia, rilanciata da fonti spagnole, assume valore ancor maggiore se si pensa che riguarda anche gli acquisti alberghieri non finalizzati attraverso il portale web della Ota: la policy non tocca il turista, almeno direttamente, ma investe il solo rapporto tra gli albergatori e il broker.

Booking intenderebbe applicare questa nuova politica in tutto il mondo, iniziando dagli Stati Uniti, dove è operativa dallo scorso 1 giugno: molti studi legali americani stanno in queste ore studiando i contratti che gli alberghi hanno con Booking per verificare se queste regole possono essere legalmente incluse nell'impianto commissionale che deve essere rispettato per l'intermediazione.

Le regole attuali prevedono una fee – tra l’altro considerata dal mondo ricettivo fin troppo consistente -  limitata a tutto ciò che viene prenotato attraverso il portale. Ora entra in campo la possibilità che venga considerata, ai fini del calcolo della commissione alla Ota, la fattura finale dei clienti all’atto del check out.


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