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Casertano: "Il futuro dell'ospitalità è nel private equity"

08/07/2019 10:38
In Italia "non ci sono grandi catene da acquisire, ma si deve andare asset by asset", dice l'a.d. di Th Resorts. Per gli investitori internazionali è una barriera d’entrata, per il Belpaese "la strada che il mercato italiano deve avere in questo settore"

Th Resorts nel 2017 apre il capitale al private equity. Un'operazione che Gaetano Casertano, amministratore delegato Th Resorts vede come "uno degli elementi fondamentali, riuscire ad aprire il capitale ad un imprenditore è qualche cosa di storico. Oggi inizia ad esserci nel settore leisure questo tipo di realtà", ha fatto presente il manger in occasione dell'evento “Le sfide per l'ospitalità del futuro: Investimenti, innovazioni, ispirazioni”, organizzato da Confindustria Alberghi e Università Bocconi, alla quarta edizione. 

I vantaggi derivanti? 

E’ qualche cosa di solido che porta vantaggi, in primis "un rapporto diverso con la gestione ordinaria. Si passa da un processo di gestione familiare ad una gestione industriale, nel settore leisure oggi sono due i gruppi che hanno aperto il capitale, si comprende quanto spazio ci sia per gli investitori - afferma convinto -. Noi abbiamo come investitori due soggetti che sono Cdp Equity e un fondo trentino, perché crediamo, soprattutto nel nostro Paese, sulla doppia stagionalità sia mare sia montagna", ha commentato il manager. 

Immobiliare e gestionale

Casetano si sofferma anche su di un altro aspetto, "è stata fatta un'operazione importante, cioè la separazione della parte immobiliare da quella gestionale". Anche se dal punto vista finanziario teorico, "legare il rendimento immobiliare a quello gestionale migliora i risultati - fa presente il manager -, purtroppo nel nostro Paese non è così, visto che c’è un mercato frazionato con 33mila alberghi nelle mani di singole famiglie proprietarie, spesso il valore immobiliare è preso di riferimento a scapito di quello gestionale. Il risultato è che abbiamo un patrimonio da rifondare, ristrutturare - afferma Casertano -. Secondo la nostra impostazione, invece, bisogna avere investitori professionali, istituzionali, il 40% del nostro patrimonio immobiliare è nelle mani di fondi, non più nelle mani di famiglie. E’ un passaggio che comporta, dal punto di vista della gestione, uno sforzo enorme perché vuol dire lavorare in modo diverso".

Un altro elemento su come procedere sul fronte degli investimenti parte dal fatto che in Italia "non ci sono grandi catene da acquisire, ma si deve andare asset by asset, per gli investitori internazionali è una barriera d’entrata, perchè riuscire a trattare asset da 15, 20, 30 mln diventa complesso, rispetto ad un'operazione complessiva, ma credo sia la strada che il mercato italiano deve avere in questo settore". s.v.


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