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Iva al 23% per chi paga in contanti: la dura reazione di Federalberghi Veneto

10/09/2019 11:56
"Incubo di una notte di fine estate”. Così il presidente Marco Michielli definisce l'ipotesi sul tavolo del nuovo governo di un aumento selettivo dell’Iva dal 10% al 23% per reperire risorse

Iva al 23% per chi paga in contanti negli alberghi: per Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto, si tratterebbe di un "incubo di una notte di fine estate”.

“Leggo con sgomento che sarebbe sul tavolo del Governo l’ipotesi di un aumento selettivo dell’Iva, dal 10% al 23%, per reperire risorse e che il provvedimento riguarderebbe alcuni settori affermati a maggior rischio di evasione - dichiara Michielli - Un provvedimento che sta gettando nel panico tutti gli operatori che rappresento. Nel prosieguo di questa follia si evince che la maggiore Iva graverebbe solo su chi pagherà in contanti, mentre chi lo farà con carta credito riceverebbe un rimborso dell’imposta versata in più”.

Nel suo intervento, il presidente di Federalberghi Veneto smonta punto per punto quello che definisce un ‘delirante intento’. “Mi preme far osservare all’incauto estensore che includere gli alberghi tra le imprese a maggior rischio di evasione indica quantomeno una scarsa conoscenza delle dinamiche burocratiche e di controllo cui sono sottoposte”.

“Gli alberghi sono controllati sostanzialmente da tutti i corpi dello Stato, a partire dalle Questure, quando depositano i documenti dei clienti, per continuare con i Comuni, quando trasmettono l’imposta soggiorno, per finire con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, a consuntivo - spiega Michielli - Inoltre, si ignora che ormai il pagamento negli hotel è effettuato al 90% con carta elettronica. Il provvedimento annunciato, quindi, creerebbe solo un’inutile complicazione: quella di dover ricostruire il sistema di compensazione”.

Michielli sottolinea come il 50% dei clienti che soggiornano in hotel sia straniero: "Come si pensa di ricompensare la maggiore imposta pagata dai turisti che risiedono all’estero? Credo che, con questo tipo di discriminazione su base nazionale, il provvedimento non passerebbe il minimo vaglio europeo. Nell’anno che vede la prima flessione del mercato turistico, dovuta agli alti prezzi che le imprese sono costrette ad applicare proprio per effetto delle maggiori spese di gestione e dell’alto costo del lavoro, dal Governo ci aspettiamo sgravi e il taglio del cuneo fiscale”.


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