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Turismo: un settore in piena ascesa occupazionale

13/12/2019 08:54
Aica Confindustria Alberghi e Iulm suggeriscono focus formativi specifici: quasi sempre le aziende non trovano le risorse che cercano - di Letizia Strambi

“Il turismo è uno dei maggiori settori che dà prospettive occupazionali in Italia e sono in pochi a saperlo tra i ragazzi”. È quanto sostiene Manuela De Carlo dell’università Iulm di Milano che assieme a Associazione Italiana Confindustria Alberghi ha realizzato una ricerca sul ‘Fabbisogno di nuove competenze e ruolo strategico della formazione per lo sviluppo del turismo’.

Nei prossimi anni la richiesta di lavoro nel turismo crescerà del 30% contro l’8% degli altri settori. In Italia il comparto occupa il 14,9% dei lavoratori ed è in crescita; siamo secondi solo all’Austria (16,9%) in Europa, e superiamo la media mondiale del 10%, ma occorre una riqualificazione. Mentre in tutti i settori il rinnovamento formativo riguarda il 54% del personale, nel turismo tocchiamo il 68%. Anche questo è uno dei motivi per cui i giovani guardano a questo settore come a un comparto stagnante.

“Bisogna ricreare un’attrattività, un entusiasmo – sostiene De Carlo - bisogna cercare nuovi talenti per far capire loro che questa è un’area di estremo interesse, con prospettive significative”.  Le aziende infatti hanno sete di risorse: solo il 6% trova nel mercato del lavoro le competenze che ricerca tra le aziende del turismo, e il 76% fa veramente fatica a individuare le persone che cerca. A questo bisogna aggiungere che il 28% sceglie i propri collaboratori sulla base di politiche interinali, quindi un rapporto più stretto tra ospitalità e formazione è importantissimo.

Le aree prevalenti di assunzione sono il front office al 33%, il food and beverage al 24%, l’housekeeping al 14%, il sales e marketing all’8%, ma anche Spa & Wellness e Eventi & Meeting, attorno al 4%, cominciano ad avere un ruolo decisivo nella sfera lavoro.

La survey evidenzia la necessità, una volta assunte le persone, di formarle soprattutto se sono figure chiave con competenze di leadership. Un'altra esigenza è quella dell’innovazione dei metodi didattici, con formule compatibili con i ritmi di lavoro intensi dell’hotel.

In base a questa ricerca i datori di lavoro manifestano anche la difficoltà con i neolaureati di Università anche importanti, ma che non sono degli atenei specifici di turismo (un punteggio di 59/100 contro i 92/100).

“Nuove competenze e nuovi ruoli esprimono la necessità di repentini cambiamenti”, ha concluso Manuela De Carlo, guardando alla neonata Scuola italiana di Ospitalità.


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