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Federalberghi al Governo: "Potenziare i provvedimenti, accelerando i tempi"

05/06/2020 15:01
Il presidente Bernabò Bocca: "La primavera è andata, in fumo oltre 80 milioni di presenze. E anche l'estate è a rischio, molti hotel non riapriranno neanche ad agosto"

“Al Governo e al Parlamento chiediamo uno scatto di reni”. E’ questo l’appello del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, mai tenero con l’esecutivo ma che, analizzando in audizione al Senato le misure intraprese a sostegno della filiera ricettiva, concede che “alcuni dei provvedimenti sin qui adottati vanno nella direzione giusta, ma lo fanno con una lentezza esasperante e senza il vigore necessario. Occorre potenziarne la portata, aumentando le risorse a sostegno del turismo ed accelerando i tempi di effettiva entrata in vigore, altrimenti le imprese non ce la faranno”.

Federalberghi rileva che ad oggi solo il 40% degli alberghi italiani è aperto. E il 26,8% ha già deciso che rimarrà chiuso per tutto il mese di giugno. A maggio, nel comparto ricettivo sono andati in fumo circa 118mila posti di lavoro stagionali. Solo il 78,9% degli alberghi italiani prevede di essere aperto ad agosto, nonostante si tratti tradizionalmente del mese clou per il mercato delle vacanze.

“Noi lottiamo con i denti per ripartire - rimarca Bocca - e confidiamo che nei prossimi mesi il sentiment possa migliorare, ma la circostanza che a maggio, per il terzo mese consecutivo, si sia di fatto registrato il totale azzeramento delle attività, mette una pietra tombale sui conti della stagione primaverile, che quest’anno è stata cancellata dal calendario, insieme a più di ottanta milioni di presenze".

Quanto all'immediato futuro, “anche la stagione estiva è a rischio - prosegue Bocca - le prenotazioni languono, i telefoni non squillano, siamo in apprensione per le sorti delle nostre imprese. Le prime vittime rischiano di essere cinquecentomila lavoratori stagionali che non saranno riassunti e le loro famiglie. Ma si addensano nubi fosche all’orizzonte anche per il milione di dipendenti in attesa di capire se al termine della cassa integrazione troveranno un’azienda in attività, che tenta faticosamente di rimettersi in piedi, o un portone chiuso”.


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