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Un buon progetto dovrebbe porsi l'obiettivo di ospitare persone

Cinzia Pagni intervista il prof. Francesco Scullica – Scuola del Design-Politecnico di Milano

Cinzia Pagni: Prof. Scullica lei è autore di molte pubblicazioni dedicate all’interior design alberghiero e alla progettazione degli spazi per l’ospitalità, secondo lei quali sono i requisiti che oggi non possono mancare in un progetto attento alle nuove sensibilità?


Francesco Scullica: Sicuramente bisogna considerare la persona, l’ospite dell’hotel, anche in maniera indipendente o complementare rispetto alle tradizionali categorie socio-economiche dei target di riferimento. All’interno di uno stesso target infatti molte possono essere le differenze che connotano le “Persone”: differenze di età, (bambini, adulti, anziani), di genere (maschile, femminile), ma anche relative all’orientamento sessuale, all’ambito psicologico e comportamentali, alla presenza di disabilità (temporanee o permanenti). Per quanto riguarda ad esempio il tipo di hotel destinati alle famiglie, è necessario considerare che oggi possiamo avere famiglie monogenitori, accanto a quelle di tipo tradizionale, con specifiche esigenze e necessità. Un buon progetto per una struttura per l’ospitalità dovrebbe porsi questo obiettivo principale: ospitare “persone”, e non solo essere un luogo di sperimentazione “estetico-emozionale”. Questo nuovo approccio è per esempio alla base del testo “Human Hotel Design” pubblicato da Franco Angeli di cui sono autore insieme a Giovanni Del Zanna e Maria Rosanna Fossati.


Cinzia Pagni: Oggi si parla molto di diversi stili di vita, diversità culturali ed etniche, diversità alimentari, diversità motorie, sembra che l’uomo standard come modello di riferimento unico non sia più sufficiente a rappresentare l’utenza di un albergo, esiste un nuovo modello di riferimento?


Francesco Scullica Sicuramente è come si diceva prima, l’assenza di un unico riferimento di utente “standardizzato”: tutti siamo diversi, anche a parità di livello socio-economico. Ovviamente forse non è possibile pensare a proposte che soddisfino tutti allo stesso modo, ma è necessario, dall’inizio di un progetto, ma anche quando si gestisce una struttura ricettiva, sforzarsi di rispondere a questo concetto: che ci si sta riferendo ad un’utenza il più possibile “ampliata” appunto. Da un punto di vista normativo, ad esempio, il dato che impone una camera per disabili per ogni percentuale di camere in un hotel non è risolutivo: si rischia spesso di proporre soluzioni “ghettizzanti”, che in certi casi vengono rifiutate o non gradite dagli stessi portatori di disabilità motorie, che trovano poi molteplici “barriere”, “ostacoli” o comunque impedimenti nella fruizione di molti degli spazi-servizi di un hotel. Bisognerebbe il più possibile che tutti gli spazi dell’hotel siano “inclusivi” al di la di soluzioni “ghettizzanti” e “stigmatizzanti”.


Cinzia Pagni In questi anni abbiamo visto porre l’accento su varie tematiche dall’edificio intelligente all’eco-sostenibilità, divenute prima tendenze poi qualità progettuali. Quali sono le tendenze di oggi?


Francesco Scullica: Sicuramente la sostenibilità è diventata un “pre-requisito” sia da un punto di vista progettuale e sia gestionale, ma è anche diventata una scelta a 360 gradi che coinvolge molteplici aspetti, da quelli architettonico - progettuali, alla gestione, ma anche al rapporto con i clienti-ospiti, e alla pianificazione/organizzazione dei vari servizi da offrire agli ospiti, le cui modalità di erogazione possono contribuire anch’esse alla sostenibilità globale di un hotel-struttura ricettiva. Per quanto riguarda le tendenze attuali queste possono essere molteplici anche in relazione alle diversità di utenti/persone/target ed esperienze. In maniera trasversale a diverse categorie di utenze potremmo evidenziare la necessità il raccontare un’identità di un luogo, dove si collochi una struttura ricettiva, ma anche “raccontare” il manufatto architettonico pre-esistente e la sua storia (per esempio nei casi di hotel ristrutturati all’interno di manufatti non alberghieri) . Anche l’andare “oltre” le tipologie canoniche di strutture ricettive e di “forme ricettive” costituisce una tendenza recente: dai “bungalow sugli alberi”, agli hotel ricavati all’interno di aeromobili, fino alle navi, e agli avveniristici hotel sotto il livello del mare. La tendenza, trasversale anche a forme di alberghi molto diversi è sempre più la memorabilità dell’esperienza di fruizione, sia che ci trovi in un albergo low-cost e sia una struttura “lusso”. In certi casi l’ospite è però più esigente e va oltre l’effetto “wow” di molti alberghi a tema dei decenni passati, ed è sempre più attento e consapevole nella valutazione dei servizi offerti, delle dotazioni tecnologiche presenti, ma anche del rapporto con il costo dello spazio-servizio.


Cinzia Pagni- Il concetto del lusso nell’ospitalità è rimasto immutato nel tempo? Quali caratteristiche deve avere oggi un Luxury Hotel?


Francesco Scullica Anche il concetto di un luxury hotel si deve adeguare, per esempio alla personalizzazione di un’utenza sempre più ampia ed esigente: viaggiatori che appartengono a livelli economici “alti” sono spesso sia più esperti ed aggiornati sulle strutture ricettive e sulle tendenze in atto rispetto al passato (sia per il loro spesso ricorrente viaggiare ma sia per il loro “life style”); inoltre sono sempre più esperti di servizi, tecnologie come di linguaggi estetico - espressivi e “ mode”. Non basta soltanto un contesto significativo, per esempio da un punto di vista artistico e decorativo (come nei Grand Hotel storici) per rendere un hotel di lusso, ma sempre di più ed in misura sempre più invisibile, dotazioni tecnologiche e servizi aggiornati e “personalizzati” fanno la differenza. Ed infatti sempre di più storici alberghi di lusso presenti ad esempio nelle grandi capitali europee,sono sottoposti a radicali interventi di restauro ma anche di ristrutturazione per aumentare le loro dotazione tecnologiche, adeguando quindi il loro “software” . Molto spesso poi certi “luxury travellers”, possono rifiutare l’idea di un ‘hotel tradizionale, anche se classificato come lusso: possono preferire infatti sistemazioni alberghiere all’insegna della privacy-riservatezza, dove poter non incontrare altre persone, non essere riconosciuti, e ricreare una propria dimensione domestica esclusiva. Ciò in antitesi con gli hotel storici ma anche con molti boutique hotel dove l’ospite, il “consumattore”, era portato a “teatralizzare” pubblicamente molte delle sue esperienze di fruizione negli spazi alberghieri (dall’arrivo, all’accoglienza, al mangiare, … fino alla fruizione degli spazi-servizio per il benessere). Tutto ciò quindi, in certi hotel di lusso, porta ad enfatizzare la dimensione del “privato” con suite speciali o intere zone del complesso ricettivo riservate ad un pubblico elitario, in certi casi dotate anche di accessi e di servizi differenziati rispetto al resto della struttura ricettiva, o a “nascondere” e a “celare”, anche nell’ambito di interi quartieri e manufatti alberghieri, sistemazioni alberghiere esclusive, (ri)conosciute come tali soltanto dai propri ospiti.



Francesco Scullica, architetto, dottore di ricerca in architettura degli interni è professore associato in disegno industriale presso il dipartimento del design del Politecnico di Milano.
Svolge attività didattica, di ricerca e consulenza sul settore dell'ospitalità e dell'accoglienza su cui è autore di diverse pubblicazioni. Dirige e coordina master e corsi di formazione: in particolare è il direttore scientifico del master in Interior Design e del programma di formazione "Hotel Design Solutions", entrambi presso POLI.design, consorzio del Politecnico di Milano.




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