Hotel Business Magazine 

 
HOME > RUBRICHE - Progettazione

"Vivere la strada", il progetto di ospitalità diffusa che nasce in università

Un progetto che propone soluzioni "diffuse" per l'ospitalità da realizzarsi nell'ex area Breda, nel quartiere Rondò Torretta di Sesto San Giovanni

di Cinzia Pagni

“Vivere la strada” è uno dei progetti elaborati all’interno del Laboratorio di Metaprogetto della Scuola del Design – Politecnico di Milano a cura dei professori Francesco Scullica e Alessandro Villa con gli architetti Marco De Allegri, Elena Elgani, Alberto Zanetta. Progetto  elaborato dagli studenti Viola Cecconello, Barbara Cerlesi, Alessandra Cislaghi.

Il progetto non vuole intervenire su un solo edificio a destinazione alberghiera, ma è mirato a sviluppare soluzioni “diffuse” nel tessuto urbano, riprendendo la tradizione dei musei e alberghi diffusi che interessano principalmente realtà rurali, al fine di intervenire sull’intero contesto per ri-attivarlo.

Nuove forme e formule di ospitalità che esplorano soluzioni innovative e integrate per il sistema di spazi-servizi della struttura ricettiva, per  offrire all’ospite un sistema di servizi per l’accoglienza connessi a una realtà locale capace di generare valore aggiunto.

Quest’anno il gruppo di lavoro ha studiato soluzioni per l’ospitalità da realizzarsi nel quartiere Rondò Torretta di Sesto San Giovanni, dove un tempo sorgeva la grande area produttiva dell’azienda Breda e che oggi può essere considerato un “museo” diffuso nel territorio per la presenza degli edifici storici nel quartiere e di alcuni prodotti industriali, quali il maglio e la locomotiva Breda 830, testimonianza del recente e importante passato industriale della città.

Il prof. Scullica e la sua collaboratrice dott.ssa Elena Egani raccontano e descrivono questa importante esperienza nata sotto la loro guida e il loro intervento didattico-progettuale e ci descrivono come il tutto si sia concentrato su alcune aree di interesse del quartiere, tra cui spazi attualmente destinati ad attività culturali connesse con il mondo del design, dell’arte e della promozione culturale, come lo Spazio MIL, che ospita al suo interno l’archivio e laboratorio Giovanni Sacchi, spazi utilizzati per attività musicali e ricreative, come il Carroponte, testimonianza della produzione metallurgica della Breda e oggi sede di importanti eventi nella stagione estiva, le casette dei lavoratori Breda, un sistema residenziale di piccole abitazioni bifamiliari costruite all’inizio del secolo scorso su modello della città-giardino, ma che oggi necessitano di consistenti interventi di restauro e conservazione. E, infine, via Marconi, una via storica del quartiere posizionata in prossimità della fermata Sesto Rondò della linea metropolitana uno, dove progressivamente negli anni gli esercizi commerciali ai piedi degli edifici sono stati chiusi e trasformati in appartamenti o sono rimasti  in attesa di un nuovo uso.

A partire da un’attenta analisi del quartiere che, se da una parte evidenzia problematiche diffuse in molti contesti periferici come la scomparsa di piccole realtà commerciali a favore di grandi mall per lo shopping, una diffusa percezione di abbandono e una scarsa attenzione per i beni comuni, dall’altra presenta delle caratteristiche strategiche quali la vicinanza e facile connessione con la città di Milano, la prossimità con uno dei grandi polmoni verdi dell’area metropolitana milanese (il Parco Nord Milano) e il facile accesso a una delle arterie di connessione con la Brianza e l’area del lecchese (Viale Fulvio Testi – Strada statale Valassina), è emersa  l’importanza di sviluppare un progetto di ospitalità capace di non soffermarsi esclusivamente su un unico edificio a destinazione alberghiera, preferendo invece  sviluppare soluzioni “diffuse” nel tessuto urbano.

Diffondere spazi destinati all’ospitalità in un tessuto urbano già abitato e con dinamiche complesse di relazione tra abitanti di differenti nazionalità si è rivelato un approccio innovativo in grado di rivitalizzare contesti multiculturali in attesa di nuove energie, tese anche all’integrazione e relazione tra gli abitanti.

Il progetto "Vivere la strada" è intervenuto su via Marconi, e in particolare su alcuni negozi in disuso ai piedi di edifici residenziali e appartamenti vuoti, ipotizzando un sistema di spazi e servizi a supporto per realizzare soluzioni ospitali in quartiere, destinate ai fruitori locali del quartiere e della città, o attratti dall’area con differenti finalità. I caratteri specifici delle aree di intervento si sono prestati ad accogliere differenti soluzioni progettuali mirate a offrire proposte di ospitalità low-cost,  accessibili agli attuali abitanti del quartiere e a un target di giovani viaggiatori.

Ne è nato un concept che ha sviluppato soluzioni ospitali non solo per turisti e visitatori esterni, ma per gli stessi abitanti. Infatti, a partire da una riflessione sul significato profondo del concetto di ospitalità è possibile ricondurre questa relazione tra ospite e ospitante non solo a un mero scambio di servizi quanto più alla costruzione di una dimensione di accoglienza e prossimità che si articola in una relazione tra abitanti locali e si apre a uno scambio con eventuali visitatori: una social street  in cui i luoghi  favoriscono l’incontro e la condivisione di esperienze tra gli abitanti della zona, mentre la dimensione virtuale  rappresentata dall’app,appositamente pensata, permette il rafforzarsi delle relazioni e degli scambi senza escludere l’apertura verso ospiti esterni. Infatti  le studentesse Viola Cecconello, Barbare Cerlesi e Alessandra Cislaghi hanno proposto la realizzazione di un’app connessa a un sistema di spazi che offrisse alcuni spazi-servizi.

La portineria: un luogo che offre un servizio di ritiro e suddivisione di raccoman­date e pacchi postali utilizzando un sistema di organizzazione per famiglie. Questa attività soppe­risce alla mancanza di molti con­domini della via che sono privi del servizio e coinvolge in modo attivo i cittadini che vi lavoreranno. Lo spazio interno cerca di ricre­are un luogo di ospitalità calda e accogliente, ricreando una vera e propria zona living che può essere utilizzata da tutti gli abitanti come punto di aggregazione. Lo spazio è attrezzato per offrire altri servizi quali un locale lavanderia comunitario e uno spazio attrezzato per il baby-sitting, servizi che possono essere studiati per una gestione condivisa da parte degli abitanti.

La foresteria, pensata per offrire posti letto a costi conte­nuti ai parenti e agli amici dei re­sidenti in via Marconi e zone limi­trofe. In tre ambienti, tutti dotati di servizi sanitari completi, sono state realizzate due camere matrimoniali private, con l’opportunità di aggiungere un letto extra, mentre nel quarto ambiente, leg­germente più ampio, è stata realizzata una camerata con letti a castel­lo in cui gli ospiti possono condividere la stanza come spesso succede ne­gli ostelli.  Gli abitanti della zona  potranno decidere di fornire qui dei  servizi aggiuntivi, come cucinare un pasto tipico e intrattenere gli ospiti temporanei.

Inoltre attraverso la re­altà virtuale gestita dall’applica­zione della via si accede allo sgabuzzino. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione ciò che non si usa quotidianamente e evitare che ogni persona debba fare ac­quisti inutili. Seguendo il valore della sharing economy, gli abitanti saranno spronati alla condivisione di oggetti di uso non quotidiano che spesso occupano nelle case private molti spazi “morti”.

Tutta l’organizzazione viene gesti­ta tramite un'app della via, in cui tutti gli abitanti potranno essere informati delle novità e disponi­bilità dello sgabuzzino

La proposta studiata per via Marconi a Sesto San Giovanni trova similitudini con altri progetti realizzati in Europa. Questo dimostra come la ricerca di una dimensione collettiva di vicinato e prossimità sia fondamentale per la vita di individui che abitano contesti urbani tra loro molto differenti. Per certi aspetti si propone il ritorno a una dimensione comune dell’abitare, tipica, ad esempio, delle case a corte o a  ringhiera della realtà milanese. Allo stesso tempo, però, si individua una possibile nuova dimensione per l’ospitalità alberghiera che potrebbe trovare nuovi ambiti di progetto e sviluppo.

 

 

 

 


TAGS

COMMENTA

Ultimi articoli