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Gli interni parlano nuovi linguaggi

L’analisi dell’architetto Patrizia Di Costanzo, che mette in luce elementi come trasparenza, flessibilità e materiali innovativi  di Laura Dominici

 

Nell’era della globalizzazione, in un mondo scandito da ritmi sempre più veloci, anche gli alberghi si trasformano e diventano flessibili, per adattarsi a stili di vita differenti e in rapida evoluzione.

Quali sono le nuove esigenze del settore? Lo abbiamo chiesto all’architetto Patrizia Di Costanzo, docente di marketing creativo, semiotica e sociologia del consumo all’Istituto Europeo di Design di Roma.

“Come in tutte le trasformazioni anche quella che interessa attualmente il mondo complesso dell’hôtellerie contiene elementi di confusione e contraddizione, ma ciò nonostante si è andato configurando, agli inizi degli anni 2000, un nuovo modo di concepire l’hotel, il villaggio turistico, le navi da crociera: questi luoghi non sono solo funzioni di supporto al viaggio, ma divengono essi stessi meta e ragione del viaggio”.

Oggi gli hotel, per ragioni anche di carattere commerciale ed identificativo, cercano di definire altri linguaggi, concetti più complessi ed articolati, in grado di distinguerli da una concorrenza sempre più pressante.

“Elementi quali la trasparenza, la flessibilità, i materiali innovativi, le procedure, se non addirittura i rituali con i quali vengono concepiti e sviluppati i servizi per l’ospite – sottolinea Di Costanzo - divengono motivi portanti perché alle meraviglie già note di un particolare territorio si sostituiscano quelle più dichiarate o subliminali emozioni che questi progetti riescono a definire”.

Come rispondere al mix di esigenze

L’organizzare esigenze tanto diverse, dove, ad un’ospitalità rassicurante e confortevole, si contrappone l’esigenza di rispondere con stimoli forti,

implica, in uno scenario ricco di contrasti, il fatto di “saper rispondere al mix di esigenze di praticità e di gratificazione emotiva. Lo spazio alberghiero tende quindi a modellarsi più liberamente, diventando un insieme polifunzionale e flessibile, che sia in grado di soddisfare le molteplici esigenze della vita contemporanea di quegli ospiti che cercano sempre più un tipo di ispirazione anche da luoghi di tendenza come sono oggi considerati gli alberghi”.

Si parla di una nuova concezione dello spazio, con una disposizione e soluzione tipologica più dell’appartamento che della cellula alberghiera. “Questo fatto – avverte l’architetto -  porta ad una scelta qualitativa dei materiali, di finiture e di tecnologie per rispondere adeguatamente alle esigenze di comfort, ma anche ad una esaltazione degli oggetti che, oltre ad avere una loro specifica funzione, diventano sempre più espressione della personalità di chi li fruisce”.

Così Di Costanzo scriveva per la presentazione del briefing briefing pre-progettuale, per il piano di recupero dell’ex Conservatorio Torlonia con cambio di destinazione d’uso ad albergo, cinque stelle, nel 2002:

“L’articolarsi degli spazi, gli spostamenti di senso e di scala, la trasgressione di codici percettivi, le sorprese, il sollecitare le emozioni, le sensazioni, conducono i viaggiatori ospiti in un territorio dove tutto torna ad essere in qualche modo ancora magico e sorprendente”.

A Roma, agli inizi degli anni Duemila, gli hotel di design (l’Aleph, in via dei Tolentini; l’hotel de Russie, in via del Babuino; l’ Es di Via Turati; l’hotel dei Consoli di via Varrone) ancora pochi, rappresentano “tentativi di superamento delle grandi catene alberghiere, con manufatti simili in ogni città o l’immagine scarna degli alberghi d’affari, proponendo soluzioni più in linea con la cultura metropolitana internazionale”.

Dunque, dopo anni dedicati ai lavori di consolidamento curati da specializzati professionisti, trattandosi di un impianto del ‘600, la proprietà, “sulle linee guida del mio progetto di tendenza strategica, mi ha affidato l’incarico di selezionare ed indire una gara privata tra 5 studi di architettura di Roma vinta dallo Studio Transit, con l’obiettivo di indagare a fondo l’opzione costruttiva in termini di business case, determinare le aspirazioni e individuare la strategia di realizzazione più adeguata, promuovendo un approccio olistico per il raggiungimento degli obiettivi, in un settore, come quello alberghiero, allora, ancora fortemente “istituzionalizzato” con meccanismi consolidati, sia nelle formule di marketing sia nelle dinamiche di funzionamento”, racconta l’architetto.

 

Come è cambiato il modo di viaggiare

Oggi il nostro modo di viaggiare è ancora cambiato. “Stop ad agenzie, commissioni, lunghi soggiorni nella stessa località e nella medesima, asettica camera d’hotel. Basta viaggi impersonali e turismo standard.

La rivoluzione l’ha innescata internet. Ora i soggiorni – commenta Di Costanzo – si fanno più brevi, all'insegna del risparmio, anche per chi fa vacanza, ma soprattutto si avverte il desiderio di entrare in contatto diretto con la storia, l'arte, la cultura e l'enogastronomia delle tante realtà locali di cui è ricco il nostro Paese. Tutto ciò ha generato nuove forme di ospitalità, come gli alberghi diffusi. Accanto alle strutture ricettive tradizionali, si affermano sempre di più queste realtà, attente alla rivalutazione dei territori e alla valorizzazione delle tipicità, caratteristica fondamentale del territorio italiano. La ricerca si focalizza su un tipo di ricettività che accolga l’ospite nel proprio mondo e lo guidi nel territorio circostante, permettendogli di fare esperienze locali autentiche. In un epoca dominata dal marketing e dalla virtualità dei social network, non c’è niente di meglio”.

Lontano dalle mura domestiche, l’ospite desidera sentirsi come a casa e contemporaneamente vuole vivere esperienze fuori dal comune, legate al territorio. “Live like a local”, insomma.

 

Uno spazio polifunzionale

Lo spazio destinato al soggiorno temporaneo deve tendere così a modellarsi più liberamente, data l’esiguità degli spazi, diventando un insieme polifunzionale dove l’interconnessione  di queste varie esigenze porta necessariamente, nell’arredamento, ad una “esaltazione dell’oggetto che, oltre ad avere così una sua specifica funzione, diviene anche proiezione  del vissuto soggettivo, a volte simbolico”.

Cosa c’è di meglio del design italiano che “con i suoi prodotti, rappresenta un vocabolario per immagini ed emozioni, comprensibile a tutte le latitudini, un vocabolario capace di rappresentarci nel mondo senza i limiti delle lingue!”.

Quale allora il ruolo dell’architetto di interior design? “Deve condividere conoscenze tecniche, bisogni e sogni – replica Di Costanzo -. Un modello fatto di regole e di passione, dove l’intuizione va a braccetto con la ragione. Pertanto relazionarsi con il contesto, organizzare gli spazi in maniera confortevole, come espressione delle esigenze degli utilizzatori e suscettibili di ulteriori mutamenti nello stile di vita, diventa un bisogno sempre più sentito, tema di ricerca per tutti noi operatori del settore”.

Anticipare le tendenze, comprendere il significato simbolico legato a certi oggetti, dare risposte alle mutate esigenze tecnologiche, essere capaci di dare spazio all’immaginario, dovrebbe divenire l’atteggiamento con cui porsi per poter orientare il mercato e contribuire al buon andamento economico di un settore in continua evoluzione.

A Firenze, i portoni di un palazzo del XIX secolo, si sono aperti il primo luglio scorso verso un campus urbano contemporaneo ed elegante, The Student Hotel, 390 camere di design, postazioni coworking, bike sharing, sale riunioni, con lounge di design, sala giochi, palestra all’avanguardia, una biblioteca silenziosa, auditorium, cucina, bar, ristorante, spazi condivisi con tavolo da ping pong, biliardino, pianoforte.

 “Il nostro non è solo un albergo, ma una piazza per la città. Il piano terra sarà aperto al pubblico e ci saranno zone speciali per imprenditori e professionisti che potranno abbonarsi e avere una sede nell’hotel”. Così ha dichiarato il direttore di The Student Hotel, Frank Uffen, all’inaugurazione. Una filosofia dell’ospitalità che mette in primo piano una accoglienza discreta, intelligente, rispettosa della privacy, in grado di far sentire l’ospite a proprio agio. 

Un lusso dell’essenziale, quindi, che è sensibile attenzione alle esigenze del singolo ospite, comfort, ma soprattutto atmosfera che riflette l’ospitalità di una casa privata, e, al tempo stesso, ricorda lo stile e le caratteristiche del luogo.

“E proprio nella dimensione di quell’eleganza autentica che traspira dalla cultura locale, di città d’arte, si legge la peculiarità di un ambiente, e, insieme, la continuità di un legame con la tradizione del paese – conclude Di Costanzo -. E’ in questi spazi della memoria dove convivono l’antico e il contemporaneo (sia nell’aspetto puramente estetico, che nell’utilizzo innovativo degli spazi) che ogni dettaglio traduce affinità elettive tra presente e passato: perché l’ospitalità diventi davvero esperienza e cultura, dove l’eleganza non è mai opulenta, ma crea intorno all’ospite un senso di armonia e di benessere”.

 


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