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Bettoja Hotels: "Non vogliamo perdere la nostra anima"

Presidente e d.g. raccontano i piani di investimento, il potenziamento del commerciale e l'importanza di mantenere la propria identità  di Laura Dominici

Si parla sempre di scarsa penetrazione dei brand alberghieri internazionali nel nostro Paese ma ci sono delle strutture che assolvono al ruolo di marchio per loro stessa natura. E’ il caso dei Bettoja Hotels, 5 generazioni di albergatori che hanno fatto conoscere la catena nel mondo. Ne parlano ad AboutHotel il presidente di Bettoja Hotels Collection, Maurizio Bettoja, e Ciro Verrocchi, direttore generale della società.

“Riitengo che ci sia uno spazio importante anche per le aziende tradizionalmente famigliari come la nostra – spiega il presidente -; dalle catene internazionali si possono assorbire aspetti rilevanti come quelli gestionali o commerciali, ma noi non vogliamo perdere la nostra anima e individualità”.

Pur non avendo le piattaforme tecnologiche delle grandi catene, i Bettoja Hotels sono particolarmente forti sul mercato nordamericano (Giappone e Cina le altre due nazionalità di spicco), “che vale oltre il 30% del turismo a Roma – sottolinea il direttore Verrocchi -. Noi abbiamo rafforzato l’ufficio commerciale per sostenere l’occupazione e abbiamo investito nel revenue management, dotando l’azienda di strumenti di revenue intelligence ed essere così attivi sul mercato online”. Oltre a mercati tradizionalmente importanti come quello Usa, “registriamo, grazie ad internet, una miriade di viaggiatori lontanissimi”, sottolinea Verrocchi.  

I grandi player della distribuzione online come Booking, Expedia, Agoda rappresentano una quota di vendite ricompresa tra il 25 e il 35%, “ma vorremmo tenerla sotto il 25-27%”. La catena ha sviluppato, tra l’altro, un polo congressuale importante in una location particolarmente agevolata, a 40 passi dalla stazione ferroviaria “e abbiamo un’ottima penetrazione nel mercato meeting e della banchettistica”, ricorda il presidente, che aggiunge: “Il mercato delle Ota è meno fidelizzato, mentre le agenzie e la clientela dei meeting e dei congressi è meno volatile”.

Negli ultimi due anni Bettoja Hotels ha potenziato l’ufficio di prenotazioni interno dedicato agli individuali con un ufficio interno di prenotazioni centralizzato per gruppi, target più aggressivo e che richiede “una tempistica veloce”, spiega il direttore. A questi canali si aggiungono le prenotazioni dirette e gli accordi del commerciale con la clientela corporate.

In tema di rinnovamenti, “l’anno scorso abbiamo avviato un piano quinquennale di rinnovamento del valore di 20 milioni di euro – commenta Bettoja -. Ad aprile il Mediterraneo avrà 4 piani rifatti (opera dell’architetto Bozzini), poi stiamo proseguendo i lavori aggiungendo la sala San Giorgio per potenziare l’offerta banchettistica e congressuale. Stiamo studiando il concept dell’Atlantico e per il terzo hotel D’Azeglio il rinnovamento riguarda gli interni e la hall”. Si tratta di fissare il concetto della camera campione, per ora ne sono state scelte due utilizzando delle eccellenze artigianali italiane. “La volontà – sottolinea il presidente – è quella di fare un business responsabile a basso impatto di inquinamento. Consideri che tre camere sono state restaurate a km zero”.

Sulle stelle il presidente apre una parentesi a parte: “Il nostro sistema di classificazione alberghiera non è più valido – spiega -. Oggi non è la stella che dà il livello, è un insieme di elementi. In tutto questo influisce la web reputation. Ciò che conta è l’esperienza che fa il cliente nella struttura, è la foto dell’ospite. Per questo noi stiamo lavorando affinché la nostra offerta sia credibile e coerente con la promessa del brand.

Occorre ridurre i volumi che si fanno con la leva del prezzo e andare verso la  qualità”. Nel 2018 Bettoja Hotels ha abbassato di qualche punto l’occupazione (-1,5%), “a beneficio di un ricavo medio più alto (+3%) rispetto all’anno precedente”.

 


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