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“Atti concreti per salvare il turismo”

La voce di Rescasa: “Il tempo della resilienza sta terminando”. Per Confindustria Alberghi, intanto, le tariffe testimoniano il crollo di presenze

 

“E’ apparso subito evidente quanto il lockdown abbia inciso in modo devastante sul settore turistico italiano. Parliamo di intere filiere che hanno azzerato i propri fatturati e di molte imprese che, ancora oggi, non hanno riaperto  e rischiano di non riaprire più”. A parlare è Massimo Costa, segretario generale di Rescasa Lombardia e Assotemporary che aggiunge: “Servono atti concreti, come indennizzi , liquidità e robusti aiuti alle imprese, e servono con urgenza perché il tempo della resilienza sta terminando per molti imprenditori, e non solo del comparto alberghiero, ma anche di quello della ristorazione e del  turismo in appartamento”. Un settore, quest’ultimo che, complessivamente inteso, produce il 13% del Pil e il 15% dell’occupazione.

Gli interventi per un modello competitivo

Secondo Rescasa, “l’emergenza deve rappresentare, come tutte le crisi, anche un’opportunità per definire alcune basilari linee di intervento per sviluppare un modello di turismo più competitivo”. Come? Un primo aspetto rilevante, secondo l’associazione, è quello della governance del settore, che deve essere rivista nell’ottica di ridurre le conflittualità tra Stato e Regioni per consentire di coordinare e programmare in modo più efficace le azioni volte a rafforzare l’immagine dell’Italia. Nell’ambito del turismo in appartamento, il quale comprende anche il mercato emergente dell’affitto breve, esiste oggi un caleidoscopio di  norme e regole, alcune statuali e altre regionali e locali, che rende farraginoso il quadro normativo e difficile e complessa l’attività degli operatori.

“Un secondo aspetto – avverte Costa - è quello della riqualificazione del settore dal punto di vista professionale, in modo da conseguire un effetto di upgrading dell’offerta turistica.Su questo terreno, Rescasa sta per promuovere il primo corso professionalizzante per i gestori di affitti brevi, detti anche property manager, ma con un occhio di riguardo anche ai proprietari di appartamenti”. Altro punto nevralgico è quello della digitalizzazione del settore, un processo che va condiviso da tutti e che necessità di risorse e misure di supporto creditizio. Un ultimo punto, ma non meno importante, è quello delle infrastrutture, che devono essere migliorate per rendere più facile raggiungere le varie destinazioni italiane, e delle interconnessioni tra i vari bacini di destinazione.

La situazione nell’alberghiero

Segnali di forte crisi anche dal mondo delle catene alberghiere. Il monitoraggio di Confindustria Alberghi, che registra settimanalmente l’andamento del settore ed il sentiment degli operatori, fa registrare una preoccupazione anche per il mese di agosto, con risultati ben lontani dal tutto esaurito degli anni precedenti. Una situazione, questa, testimoniata anche dalle tariffe, che mediamente presentano riduzioni anche superiori al 20% rispetto all’anno precedente. Si conferma particolarmente critico il momento per le città d’arte che sono ancora ferme in attesa della riapertura dei mercati internazionali. Nello specifico, profondo rosso per le città d’arte, sono poche le strutture aperte – non si arriva al 30% – e di queste la pressoché totalità segnala una contrazione dei prezzi di agosto 2020 tra il 20 e il 40%. Anche nelle destinazioni balneari si assiste ad un trend analogo seppur meno marcato, con una flessione dei prezzi intorno al 10% rispetto ad agosto 2019.

La booking window è sempre più corta. Il mese di luglio ha segnato un calo intorno al 90% per gli alberghi delle città d’arte e del 30% per il mare. Resta drammatica la questione occupazionale. Oltre il 6O% degli alberghi è ancora chiuso e la maggior parte di quelli aperti soffre di una debolezza della domanda tale da non poter richiamare in servizio la totalità dei lavoratori. “Purtroppo - dichiara Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Confindustria Alberghi - il quadro internazionale non è cambiato in questi mesi e il turismo italiano soffre dell’assenza dei viaggiatori internazionali che costituiscono ben oltre il 50% delle presenze”.

 

 


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