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I valori dell’estate: case vacanza meglio degli hotel

L’analisi di Rescasa sul bilancio estivo: calo del fatturato meno significativo rispetto alla ricettività tradizionale, e i soggiorni si sono allungati

I numeri dell’estate non lasciano spazio ad illusioni. Ne è consapevole Massimo Costa, segretario Rescasa (Federazione del turismo in appartamento)che ricorda come il settore si appresti  ad incassare il colpo dei cento miliardi in meno dal settore turistico nel suo complesso  nel 2020, con sessantacinque milioni di presenze perse. Il Decreto Rilancio non è stata l’ancora di salvezza attesa ma ora si potrebbe, con le risorse del Recovery Fund,” fare un salto di qualità nella messa in atto di politiche attive a favore delle imprese turistiche, per evitare ulteriori perdite e chiusure di attività”, sostiene il manager.

Il quadro dell’estate

Lo scenario che emerge dall’osservazione degli ultimi mesi, e che viene riportato dalle rilevazioni dell'Indice di fiducia dei viaggiatori italiani condotta, tra il 23 e il 31 agosto, da Swg per conto di Confturismo-Confcommercio, parla di un agosto con numeri complessivamente ridotti, permanenze medie più brevi e spesa contratta, mentre le prospettive per settembre sono ridimensionate rispetto a quelle previste solo due mesi fa.

“Scende per la prima volta tra luglio e agosto - da 65 a 63 punti su scala da 0 a 100 - l'indice che rappresenta la propensione degli italiani a viaggiare – rileva l’indagine -. Se nella rilevazione di giugno circa il 70% degli intervistati pensava che avrebbe fatto almeno un periodo di vacanza entro agosto, lo stesso campione, consultato nuovamente a fine agosto, dichiarava di essere partito solo nel 60% dei casi (-9%) e, del 40% che non si  è mosso, solo l'11% sono gli italiani che normalmente non fanno vacanze in questo periodo dell'anno”. Gli altri indicano come motivo della "non partenza" i timori per la pandemia, nel 52% dei casi, ma anche difficoltà di ordine economico e mancanza di ferie, nel 47%.L'impatto della crisi diventa ancora più acuto  quando si misura la "qualità della vacanza", infatti solo il 41% degli intervistati secondo i dati Confcommercio ha fatto ferie di lunghezza tradizionale, con almeno 5 pernottamenti a destinazione, mentre il 19% ha fatto viaggi brevi o frazionati in piu' periodi, ma sempre di breve durata. Naturalmente l'Italia rimane la meta prevalente, scelta dal 96% degli intervistati, ben 19 punti percentuali sopra la media normale di questo mese, con ottimi andamenti delle destinazioni in grado di offrire un mix ben calibrato di mare, entroterra, enogastronomia e natura , in particolare  Toscana ,Emilia-Romagna e la gettonatissima Puglia. Per il 4% che ha comunque fatto vacanze all'estero soltanto  mete europee, con la scomparsa dalla geografia turistica di destinazioni tradizionali come Spagna e Mar Rosso.

Qualche elemento positivo

“In questo quadro drammatico, i numeri del turismo in appartamento presentano qualche elemento di positività, o perlomeno di minore negatività – dichiara Costa -. Al netto delle Rta (residenze turistico-alberghiere, che condividono appieno la situazione dell’ambito alberghiero), ci sono percentuali di calo meno drammatiche nel segmento delle Cav (case appartamento vacanze) e conseguentemente dei property manager, che si occupano della loro gestione”.

Per quanto concerne il fatturato, rispetto al calo di quasi il 40% degli alberghi, il segmento Cav perde circa il 30%, mentre il calo complessivo delle presenze si attesta intorno al 27%, oltre cinque punti in meno del calo registrato negli hotel.

Anche nel comparto dell’appartamento le presenze sono state in larga misura italiane con soggiorni per il 70% dei casi entro i 500 kilometri dalla propria residenza. “Peraltro, anche gli stranieri provenienti da Paesi limitrofi, in grado di spostarsi in auto, non hanno fatto mancare la loro presenza: francesi, olandesi, tedeschi ed austriaci – avverte Costa - hanno soggiornato in appartamenti turistici in misura superiore alle aspettative, come raccontano alcuni property manager affiliati a Rescasa. Il trend, probabilmente destinato a durare, vede prenotazioni non più fatte con largo anticipo ma molto spesso a ridosso della data del soggiorno, ciò evidentemente a causa dell’incertezza legata all’andamento della pandemia”.

Per assecondare questo trend, da parte delle strutture sono state praticate politiche di cancellazione molto più flessibili che nel passato, mentre sul piano del pricing non sono state ridotte in maniera sensibile le tariffe medie. “A differenza degli alberghi, nel segmento Cav si è  verificato un aumento della durata media dei soggiorni, anche perché i viaggatori hanno privilegiato soste in una sola meta limitando gli spostamenti. Il combinato disposto di questi due ultimi fattori ha consentito di limitare le perdite e, in alcuni casi, di ottenere incassi superiori al previsto”, conclude Costa.

 


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