“Il modello valdostano non è comparabile con quello del Trentino Alto Adige”. A dirlo il presidente dell’Associazione impianti a fune della Valle d’Aosta, Ferruccio Fournier, che sottolinea un altro aspetto importante: “Nella nostra regione ci sono  pochi alberghi rispetto alle seconde case. Il nostro modello di sviluppo è datato 1970 o giù di lì, quando fu massiccio l’intervento per costruire seconde case. Oggi ci sono 120mila posti letto tra ville e condomini per vacanza”.

Un format che secondo il manager non consente alla regione di disporre di disponibilità finanziarie per sostenere gli impianti a fune. “Il tessuto economico nell’area dolomitica – spiega meglio – è più forte del nostro per una più che secolare storia turistica e per una scelta di ospitalità mirata agli alberghi”.

“La realtà ci dice – prosegue il presidente – che il problema delle seconde case deve essere affrontato. Ci troviamo di fronte a un grande patrimonio edificato inutilizzato e un territorio che non consente altri interventi”. E il manager propone un metodo d’intesa con la politica e la società Finaosta (azionista di riferimento degli impianti a fune) che possa prevedere anche la possibile gestione delle seconde case incentivando e disciplinando la messa sul mercato di questi complessi.

 

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