In undici anni di attività, Emaar Hospitality ha realizzato progetti di real estate nel campo alberghiero a Dubai, ma anche in Egitto, alle Maldive, alla Mecca in Arabia Saudita e ora conta di esportare i suoi concept grazie ai suoi tre brand – il premium luxury Address Hotels + Resorts, l’upscale lifestyle Vida Hotels and Resorts e il midscale Rove Hotels – anche in Europa, dove prevede di approdare in location classiche e non solo come Londra e Roma con una ventina di progetti.

La pipeline delle nuove aperture riguarda 50 progetti in totale per oltre 25mila camere e residence oltre che in Europa nei Paesi del Golfo, in Cina, India, Oceano Indiano e Africa.

Olivier Harnisch, ceo di Emaar Hospitality Group, spiega che ‘’l’azione del governo locale (di Dubai) è stata la chiave nel percorso di diversificazione e nel riconoscere l’hospitality e il turismo come settori trainanti dell’economia”.

Citando i trend del comparto alberghiero, il manager ha parlato della crescita dei viaggi dei millennial, “per loro dobbiamo creare marchi ad hoc – ha affermato – c’è richiesta di turismo informale e caratterizzato da meno servizi che si sposa con il nostro brand Rove Hotels, poi da tenere in alta considerazione l'influsso della tecnologia, che permette una personalizzazione del servizio, e infine il tema di come attrarre talenti in ogni reparto dell'organizzazione alberghiera”.

In campo It la società ha lanciato tre progetti che prevedono l’uso della tecnologia per cambiare l'esperienza del turista, “che non vuol dire rimpiazzare le persone ma integrarsi al servizio reso dall’uomo” ha sottolineato Harnisch. Il primo ha previsto la rimozione di attività competitive dall'esperienza dei clienti con un potente Crm; il secondo rendere servizi che permettano al cliente di fare qualsiasi attività in un qualsiasi punto dell'albergo grazie alla tecnologia; il terzo spostare alcuni servizi al di fuori dall'hotel, come il remote control o il check in online che fa cambiare ruolo alla reception.

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