Un rapporto spinoso che si è ulteriormente incrinato durante questo periodo: è quello tra gli albergatori e le Ota. Il motivo è presto detto: “Sono state prese decisioni unilaterali – spiega Giovanna Manzi, ceo di Best Western Italia, che ha preso parte al webinar "United for the Travel Industry – Come gestire il rapporto con le Ota" organizzato da The Data Appeal Company. La manager fa riferimento alla “cancellazione di prepagate, decisione che ha provocato la contrarietà e la difficoltà degli albergatori”. L’interlocuzione con Expedia e Booking è arrivata a punto morto, prosegue Manzi, anche perché “questi ultimi sono rimasti sulle loro posizioni”. Il ceo si è rivolto, pertanto, a uno studio legale, che ha confermato il fatto che “quando le Ota hanno rimborsato si sono messe in mezzo tra gli albergatori e il cliente senza preavviso. Non si sta parlando – puntualizza la manager – del contratto tra l’albergatore e Booking, ma del rapporto con l’utente”. Manzi non usa mezzi termini: “L’hanno fatta grossa”. Di conseguenza “sarebbe bene fare qualcosa”. Senza dimenticare che le Ota non hanno considerato il discorso voucher ed è nel diritto dell’albergatore scegliere se concedere quest’ultimo o il rimborso”.

Non si è rimasti con le mani in mano: “Ci siamo confrontati con i colleghi nazionali – commenta Luigino Poli, vicepresidente di Federalberghi Milano – per un tavolo di confronto con le Ota in modo da portare a casa il miglior risultato possibile”. Un’idea lanciata è stata quella di “chiudere tutte le disponibilità delle camere a sistema per il 2020”. “Se tutti gli albergatori si presentassero al tavolo così facendo – aggiunge Poli – si porterebbe a casa un risultato. In questo momento è tutto fermo per cui è il periodo migliore”. I riscontri non sono mancati: “Molti albergatori stanno procedendo con le chiusure, anche se chiaramente esistono dinamiche diverse”. Le associazioni di categorie hanno la possibilità di portare avanti il confronto: “Se, poi, portassimo a casa commissioni medie più basse sarebbe un grande risultato”. Parola d’ordine: “Non possiamo essere succubi”.

Il momento di dare un segnale forte è adesso – ha affermato Massimiliano Schiavon, vicepresidente di Federalberghi Veneto -. L’azione di chiusura la vedo a macchia di leopardo. Il problema è che non stiamo agendo con una voce univoca. Se teniamo alzati i muretti non si va avanti”. Occorrerebbe “una unica grande associazione che produca un documento unico. E’ un momento di grande rinegoziazione, ma se ognuno si muove per conto suo si duplicano gli sforzi e non si è credibili”. Bisogna prendere coscienza del fatto che “l’ottica delle Ota – chiarisce Schiavon – non è orientata verso di noi, ma verso l’ospite. Per loro noi siamo merce sullo scaffale, non partner”.

“Siamo alla strenua ricerca di un condottiero – ha detto Giancarlo Carniani -. Qui a Firenze abbiamo appena fatto un documento unico a firma di tutte le principali associazioni, Confindustria, Federalberghi e Assohotel”. Carniani concorda sul fatto che “il momento sia adesso e che molti elementi possano essere ridiscussi”.

“Effettivamente le Ota sono state poco empatiche”, asserisce Mauro Santinato, presidente Teamwork, avanzando però un dubbio: “Quando il mercato riprenderà, quanti riusciranno a mantenere l’impegno sulle disponibilità? Sicuramente è il momento della rinegoziazione. Penso, inoltre, al dopo quarantena: dovremo gestire le nostre attività con nuove logiche, ripensando il servizio e introducendo protocolli”.

Nicoletta Somma
 

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