Carta verde sì o no per le sale ristorante degli hotel? Le nuove misure che impongono l’obbligo di Green Pass nei locali al chiuso scatterà da venerdì, ma gli alberghi sono in allarme e chiedono chiarimenti al governo.

“Siamo convinti – ha spiegato l’assessore regionale al Turismo dell’Emilia Romagna, Andrea Corsini  – che per le sale dei ristoranti non si possa applicare l’obbligo, ma questo stato di incertezza non aiuta”. “Navighiamo a vista”, decreta Patrizia Rinaldis, presidente di Aia Rimini.

Applicazione esclusa per servizi essenziali

Per l’associazione Riviera sicura, che riunisce vari hotel tra Rimini e il resto della Riviera, “l’applicazione del Green Pass deve essere esclusa per i servizi essenziali”. Poi si fa notare che è impensabile che si chieda ora, al turista che ha prenotato mesi prima, di adeguarsi all’ultimo momento a un provvedimento di questo tipo.

A indicare dove è necessaria la certificazione verde è il dl approvato dal governo il 23 luglio scorso, che prevede l’elenco dettagliato di tutti i luoghi dove il pass sarà obbligatoriamente richiesto, salvo future modifiche. Secondo il dl approvato dall’esecutivo, il pass obbligatorio sarà richiesto in tutti i servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso. E ancora spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre. Quindi piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso.

L’obbligo del pass

Obbligatorio anche per sagre e fiere, convegni e congressi, ma anche centri termali, parchi tematici e di divertimento. E ancora, centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione. Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò, ma anche concorsi pubblici chiudono la lista.

La segnaletica

Se gli hotel non sono quindi contemplati nell’elenco, Federalberghi – si legge sul sito ufficiale – ha intanto realizzato “alcuni cartelli che le imprese possono utilizzare per segnalare agli ospiti le aree aziendali in cui l’accesso è consentito solo alle persone munite della certificazione verde Covid-19″. Quindi, e salvo modifiche, saranno solo alcune aree e attività a rimanere off limits per i vacanzieri sprovvisti del pass ma che risiedono in hotel, come ad esempio quelle “piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso” citati proprio nel dl.

La richiesta di Astoi

Già dalla scorsa settimana Astoi Confindustria Viaggi ha chiesto chiarimenti al ministero della Salute con riferimento all’impiego delle certificazioni verdi previste dal dl 23 luglio 2021 n. 105, nelle strutture turistico ricettive. In particolare, l’Associazione ha chiesto di confermare che l’impiego del Green Pass non trovi applicazione con riferimento agli esercizi di ristorazione e ai teatri per gli spettacoli di intrattenimento degli ospiti, collocati all’interno delle strutture ricettive. Le strutture ricettive (alberghi, villaggi turistici, resort, etc) offrono i propri servizi ad un numero limitato e controllato di avventori adottando specifici protocolli e misure ad hoc; costante controllo della temperatura degli ospiti prima di accedere alle aree comuni; distanziamento tra gli ospiti in ogni occasione di condivisione di spazi; sanificazione costante delle aree comuni e quotidiana delle camere; utilizzo di mascherine all’interno dell’hotel. L’Associazione evidenzia che la norma, per come formulata, sarebbe tecnicamente inapplicabile nella maggior parte delle strutture; in assenza dei necessari chiarimenti, l’incertezza sta inevitabilmente producendo interpretazioni non univoche da parte del mercato e sta portando molti clienti a cancellare le prenotazioni effettuate. È chiaro che ove la previsione riguardasse anche le strutture ricettive, comporterebbe un duro colpo per il turismo nazionale. Il mercato, già in crisi dopo essere stato costretto a fare a meno delle mete estere, dovrebbe rinunciare anche alle vendite sull’Italia.

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