Un’accelerazione ai processi di fusione e acquisizione già in corso, ma non una loro rivoluzione. E’ questo il portato della pandemia sul mercato alberghiero secondo quanto emerso all’International Hospitality Investment Forum (Ihif) di Berlino.

Nel corso di una tavola rotonda, il ceo di Deutsche Hospitality Marcus Bernhardt ha affermato che la pandemia potrebbe essere stata un “punto di svolta”, ma che lo stop che ne è conseguito ha riguardato i bilanci, non le strategie. Tuttavia, ha aggiunto il manager, il Covid ha accelerato l’introduzione di piani per il futuro, poiché le aziende cercano di assicurarsi di essere in regola per il nuovo scenario post-pandemico.

Bernhardt ha poi affermato che attualmente circa il 20% delle proprietà del gruppo è focalizzato sul leisure, e che i piani sono di crescere sul segmento, proprio mentre il mondo ricomincia a viaggiare. Ha aggiunto: “Abbiamo rilevato che, dopo la crisi finanziaria, è il cliente leisure il primo ad essere tornato operativo, perché vuole tornare a viaggiare”. Ma la strategia di crescita, per l’appunto, precede la pandemia: “Non siamo mai contenti, vorremmo crescere sempre, e non per raddoppiare le dimensioni, ma per quadruplicarle: è il nostro obiettivo ed è quello che faremo”.

Il co-ceo di Motel One, Stefan Lenze, si è detto d’accordo, aggiungendo che “non abbiamo considerato la vendita della società, le cose stanno andando alla grande e ci stiamo espandendo più che nei nostri anni di punta del 2018-19. C’è bisogno del miglior prodotto possibile e di un ottimo portfolio, sul quale stiamo lavorando da 10 anni”.

L’amministratore delegato di HR Hotels, Ruslan Husry, ha convenuto che la pandemia non abbia spostato l’obiettivo strategico delle compagnie alberghiere di perseguire un’ulteriore crescita, sebbene l’impatto della crisi possa accelerarne i tempi: “Ci saranno opportunità molto più grandi, siamo un’azienda in rapida evoluzione e possiamo prendere decisioni rapidamente”.

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