Progetti in pipeline che spaziano dal Nord fino al Sud: un airport hotel presso lo scalo di Bergamo, country hotel in Toscana e Umbria, un wellness resort & chalet nell’Adamello, un progetto in Valtellina per poi arrivare fino in Puglia e a Trieste. In Italia sono oltre 100 le strutture alberghiere in pipeline e non solo nelle “big four”, Milano, Roma, Firenze e Venezia. Da queste premesse è partito 196+ forum Milan, l’evento organizzato da PKF hotelexperts, di cui AboutHotel è media partner, dedicato al mondo del real estate.

“Sta iniziando un’era gloriosa per l’Italia ed è il momento per realizzare cose che finora non sono state fatte – ha esordito Michael Widmann, ceo e managing director PKF hospitality group -. E’ un’opportunità che non va sprecata. Il mercato è cambiato e il Coronavirus non è ancora sconfitto, ma potrà poi essere solo un piccolo cerchio nella storia. E’ giunto il momento di reinventare se stessi. Il settore dell’hospitality si sta riprendendo dalla crisi e 196+ forum vuole rappresentare una piattaforma di cooperazione internazionale: non solo qui a Milano, ma anche a Monaco, il prossimo 13 ottobre, a Vienna, il 29 novembre e ancora nel capoluogo lombardo, il 12 aprile 2022”.

Dall’Italia a Milano: le istanze digital e Esg

E se il nostro Paese è di nuovo sulla scena, lo è anche Milano, città in cui l’hospitality è cresciuta molto dopo Expo. Ora è tempo di seguire quel sentiero di crescita, con una strategia che rispecchi l’interesse che l’Italia ha riguadagnato, collocandosi, ha ricordato Magda Antonioli, associate professor presso la Sda Bocconi School of Management, al top nei desiderata degli stranieri. Ci sono, però, alcuni fattori da tenere presente, ha sottolineato Piergiorgio Schirru, Blastness vice president head of revenue management: secondo i dati della società, a rappresentare il vero “game changer” dell’estate 2021 è il booking diretto, con un +82% tra giugno e agosto di quest’anno: “Il mondo è cambiato – ha commentato il vice president -, il cliente cerca un maggior contatto con la struttura che prenota”. Impressionanti anche i numeri dal pay per click: +197%, con una crescita significativa di Google Ads e Google Hotel Ads. “Bisogna essere digital”, ha esortato Schirru, domandandosi al tempo stesso se siamo pronti a un cambiamento simile. E’ il momento di investire, ha aggiunto Marco Malacrida, director Italy Str, creando prodotti e offrendo servizi migliori. Attenzione, perché l’investimento sia sostenibile e responsabile non bisogna prendere in analisi solo i fattori finanziari ma anche le istanze Esg: environmental, social e governance.

La ripresa e i fattori positivi

In uno scenario che vede manifestarsi i primi segnali di recupero, le città d’arte stanno soffrendo ancora la mancanza di turisti europei e si è ben lontani dai livelli del 2019, ha ammonito Maria Carmela Colaiacovo, president Associazione Italiana Confindustria Alberghi: l’occupazione tra gennaio e luglio 2021 rispetto a quella di due anni fa è al -63%, l’Adr al -7% e il room revenue al -74,3%. Si stima che una vera ripresa possa esserci nel 2023, pur in presenza di fattori positivi, come i fondi previsti dal Pnrr, il supporto dal sistema bancario, con prestiti a medio e lungo termine per lo sviluppo alberghiero (capofila Unicredit, che in luglio ha predisposto uno strumento a 20 anni).

Il valore e il futuro degli asset alberghieri
Posto che secondo la ricerca condotta da World Capital e PKF hotelexperts e patrocinata da Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Rics e Confindustria Assoimmobiliare, il patrimonio immobiliare alberghiero italiano vale oltre 100 miliardi di euro (più elevato in Europa), che le “big four” contribuiscono al totale delle transazioni immobiliari in misura maggiore rispetto alle altre città di interesse turistico (34,4%, Roma, Milano 18,5%, Venezia 16% e Firenze 9%) e che il 78% dei deal nel primo semestre è avvenuto nelle in queste quattro top city italiane, quali saranno le prospettive future degli asset, in particolare a Milano? A rispondere a questa domanda è stata Monica Badin, senior real estate hospitality department World Capital. “Tra i fattori presi in considerazione dalla ricerca per determinare il valore degli hotel figurano, tra gli altri, la location delle strutture, i driver della domanda, il sentiment dei viaggiatori, la struttura dell’asset, il management e il brand. Gli investitori stranieri che cercano strutture in Italia vogliono effettuare upgrade e operazioni di rebrand delle proprietà, dal momento che nel nostro Paese esistono molte destinazioni di fascia alta, più che in altri Stati. Quanto al valore degli hotel a Milano, Badin ha ricordato come il segmento midscale sia quello che sta soffrendo rispetto al periodo pre-pandemico e il valore delle strutture vada decrescendo man mano che ci si allontana dal centro. Ma cosa riserva il futuro? “Nei prossimi due anni a Milano verranno aggiunte nel centro oltre 1.300 camere (4 e 5 stelle) – ha spiegato – e ci sono più di 75 progetti in costruzione. Se si vuole sopravvivere in questi tempi incerti, bisogna che l’hotel sia speciale anche per la popolazione locale. I progetti attualmente in pipeline focalizzano la loro attenzione sulla sostenibilità, la salute, la sicurezza e l’ibridazione, per motivi di profittabilità e efficienze operative. Alcuni dei più importanti nella città sono The Mind, nell’ex area Expo, che catalizzerà circa 60mila persone al giorno, e il Villaggio Olimpico, pari a 24mila camere in più (3, 4 e 5 stelle) entro il 2026. “L’elemento da tenere in considerazione è se il ritorno economico giustifichi l’investimento del buyer – ha proseguito Badin -, che si focalizza sulla forza del mercato, dell’hotel, del brand. Milano ha tutti questi elementi, il resto dipende da noi”.

Sulla stessa linea Claudia Scarcella, country manager, Rics, secondo la quale è essenziale la qualità del management dell’hotel e quanto si è in grado di rispondere alle esigenze del cliente. E a proposito del superbonus alberghi all’80% la manager cita alcuni nei: il timing del decreto stesso e la natura delle strutture del nostro Paese, prevalentemente a carattere familiare.

Alessandro Belli, head of tourism real estate Cassa Depositi e Prestiti, ha confermato come le città stiano ancora soffrendo, i finanziamenti delle banche non sono facili e gli istituti di credito sono più attenti. Tuttavia – ha evidenziato – “il mercato è attivo, il settore dell’hospitality è il core business del nostro Paese”, un aspetto questo percepito dagli investitori. L’Italia soffre, però, un gap: è prima nei desiderata dei turisti, quinta in termini di arrivi e ottava in termini di competitività. E sebbene il Sud dell’Italia abbia un fortissimo potenziale, deve migliorare la qualità degli asset e del servizio. C’è un altro aspetto di cui tenere conto secondo Belli: se “in Europa la percentuale di strutture in management o franchising è del 75% rispetto alla proprietà, in Italia è esattamente il contrario”.

A indicare le parole chiave è stato Michalengelo Ripamonti, portfolio manager castello Sgr: location, capacità di rinnovarsi, qualità del management e del servizio.

Nicoletta Somma

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