Non mancano i segnali di sofferenza, ma anche di iniziale ripresa, grazie a chi non ha rinunciato ad investire. Il settore del contract in ambito alberghiero sembra reagire alla situazione di difficoltà anche se è una ripresa che richiede tempo. Intanto si raccolgono segnali anche per le commesse internazionali e si vede il superbonus come un’opportunità.

Lo stato dell’arte

Se si analizzano i dati della produzione del settore arredo nel suo insieme “si rileva un forte aumento anche sui parametri pre-Covid – afferma Fulvio Bulfoni, presidente La Cividina -, dati da un incremento importante nel settore specifico arredo casa e questo ci deve porre in una situazione di positività. Purtroppo i dati non riguardano il comparto contract, settore in difficoltà che sta pagando dazio per la situazione di paralisi vissuta in questi mesi dall’industria turistica, alberghiera e della ristorazione dove gli investimenti, per quanto riguarda l’arredamento, hanno patito un drastico rallentamento”. Attenzione è un fenomeno “che si sta registrando su scala globale – avverte il manager -, dagli Usa, passando per l’Europa fino al Far East”.
A intravedere qualche segnale di ripresa è Massimo Salomone, coordinatore Gruppo Tecnico Turismo Confindustria Puglia, “grazie soprattutto alle scelte compiute da qualche imprenditore più coraggioso che ha approfittato del lungo momento di stasi, vissuto tra il 2020 e i primi 6 mesi del 2021, e con coraggio ha investito ancora una volta nell’azienda ripensando le facility e la struttura”. A suo dire c’è “la consapevolezza che il nuovo turismo dovrà essere molto attento all’organizzazione”, il che vuol dire “spazi più confortevoli, pulizia tangibile ed autentica, ambienti nuovi. Chi ha potuto, ha già iniziato ad investire nonostante il momento di crisi. Purtroppo, però, la cassa della maggior parte delle imprese turistiche si è svuotata e non tutte, pur volendo, hanno potuto operare in tal senso”.
Giovanni del Vecchio, consigliere incaricato Gruppo Imbottiti di Assarredo di FederlegnoArredo, ceo di Giorgetti, tra i più noti brand dell’arredo-design italiano osserva che, “per quanto riguarda la sola dimensione del business contract non sono disponibili statistiche ufficiali che diano una misura specifica. Nel 2020, all’interno del settore arredamento che complessivamente ha avuto perdite contenute rispetto ad altri settori, è stato soprattutto il settore del contract a risentire. Nel 2021, però, sta pian piano rimettendosi in moto. Lo scorso anno aveva consentito alle aziende con portafoglio contract confermati di completare il lavoro, ma certamente si è risentito della chiusura degli studi di architettura”. A suo dire, proprio per la natura del business contract, il tempo della ripresa è “necessariamente più lungo del mercato residenziale, che nel 2021 ha ripreso in maniera impetuosa”. Per esempio il fatto che “le camere da letto o le aree living abbiano tassi di crescita più alti rispetto alle cucine o altre aree di arredo, comunque positive, è un segnale che il contract, all’interno del mondo hospitality, abbia ripreso, seppur rimanendo ancora lontano dai numeri del 2019”.
Una ripresa non solo nel mercato domestico, ma anche internazionale. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza, l’export dell’arredo, nel primo quadrimestre 2021 vale 2,5 miliardi, pari ad un +50% sul 2020 e un +11% sul 2019. L’area living conta 209 milioni, +23% sul 2019, la sezione camere da letto 230 milioni, +57% sul 2019. Numeri che attestano che il settore si sta rimettendo in movimento.

Le commesse internazionali 

Quanto alle commesse internazionali i commenti sono di due tipi. A detta di Bulfoni “solo adesso si stanno sbloccando i primi ordini”, il manager asserisce che “qualche timido segnale al miglioramento si potrebbe vedere in autunno, anche se non mancano le incertezze legate a un potenziale ritorno dell’aumento dei casi di contagio dovuto alle varianti”. Salomone attesta che “le commesse internazionali sono abbastanza ferme, quasi irrilevanti. Vi è molta attesa di vedere come andrà l’auspicabile ripresa”.
Numeri alla mano, il mercato internazionale è leggermente oltre il 50% rispetto a quello italiano. “E’ un sistema vocato all’export”, fa presente del Vecchio. Stiamo parlando di un settore che “si sta sempre più internazionalizzando”, un fenomeno che interessa anche “aziende medie e piccole”.

Il superbonus un buon alleato

Sul fronte dei progetti si può parlare di una “ripresa sul mercato internazionale e italiano, però, è troppo presto per vedere un effetto dell’eco-bonus, da cui peraltro si attende un ritorno positivo – afferma del Vecchio -. Molte realtà interessate hanno approfittato in passato, a maggior ragione ora, e con un incentivo anche per le strutture alberghiere, ci attendiamo sia un driver importante per l’Italia”.
In merito al superbonus, Bulfoni lo vede come “un supporto fondamentale per il comparto arredo, che ha dato un impulso notevole al settore residenziale, sarebbe importante applicare la stessa formula al settore contract, dando un’occasione di rinnovo alle attività dell’ospitalità che, oltre a supportare le aziende dedicate alla produzione di questo settore arredo, sarebbe un’occasione per aumentare la competitività turistica nei confronti dell’offerta internazionale”.
Anche Salomone lo considera “un ottimo strumento, anche se purtroppo non lo si è esteso alla componente alberghiera. Comunque apprezziamo il bonus 80% che sarà un buon alleato per andare a ristrutturare gli hotel poiché è fondamentale in questa fase renderli ecosostenibili ed ecocompatibili”.

Sostenibilità e certificazioni

La sostenibilità si conferma un aspetto importante “della produzione di oggi – sottolinea Bulfoni -. Quando parliamo di sostenibilità, molte volte ci facciamo trascinare dal pensiero che faccia riferimento solo al prodotto e ai materiali con cui è costruito, ma non dimentichiamoci che la sostenibilità deve essere trasversale andando a determinare ogni scelta di gestione aziendale anche sociale ed economica”. E’ fuori discussione che nel comparto del turismo ormai sia “necessario operare con scelte ecosostenibili ed ecocompatibili – afferma Salomone -. Molte le realtà in Puglia che si confrontano con questo approccio, con l’obiettivo di modificare le strutture in un’ottica ecosostenibile ed ecocompatibile. Non dimentichiamo che nel Pnrr vengono evidenziati con enfasi queste tematiche”.

Quanto poi alle certificazioni, sia di prodotto sia aziendali, “saranno sempre più una chiave necessaria per continuare ad essere presenti su tutti i mercati internazionali – mette in guardia Bulfoni -, quindi ogni azienda sarà costretta a strutturare la sua organizzazione e produzione certificandola in modo appropriato”. Un aspetto da considerare è che in ambito internazionale “non è stata raggiunta ancora un linea condivisa sui parametri e sulle certificazioni da seguire, il che sta creando confusione”. L’augurio è che si possa far chiarezza “in modo che non ci sia una disparità di raggiungimento di obiettivi che potrebbe avvantaggiare o penalizzare le diverse realtà economiche territoriali”.
Vero è che ormai “tutti gli imprenditori del comparto turistico stanno assumendo maggiore consapevolezza sul fatto che le certificazioni diventino un ottimo alleato nella definizione di procedure che altrimenti, in situazioni di emergenza come quelle che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, diventano difficili da gestire”, afferma Salomone. Non manca poi la consapevolezza che “anche nelle strutture ricettive più piccole, le certificazioni diventano un volano per l’occupazione e per la percezione di sicurezza da parte della clientela”.

Sicurezza vuol dire costi maggiori?

Si potrebbe pensare che la maggior ricerca di sicurezza, a causa della pandemia, possa portare ad un aumento inevitabile dei costi. Secondo del Vecchio nel settore arredamento non è una equazione così scontata. “Nel nostro settore lo standard sicurezza era già molto elevato, pertanto non è atteso un incremento dei costi causa Covid che possa cambiare drasticamente l’economicità delle nostre produzioni, semmai ciò che getta un’ombra sulle possibilità di sviluppo – asserisce il manager – è l’incremento dei costi della materia prima. A novembre 2020 a volte è stato giornaliero nelle quotazioni di legno, metallo, vetro, derivati della plastica. Si fatica persino a trovare il cartone e a mantenere la stabilità del prezzo”. A tutto ciò si unisce “l’incremento dei costi di trasporto, che preoccupa sul fronte esportazione, basti dire che i prezzi dei container sono ottuplicati, ma preoccupa anche per le importazioni”.
Le cause? Ovviamente non sono mancati i ragionamenti sul tema così come non mancano le azioni che a livello di Federazione si stanno cercando di attivare a livello sia nazionale sia europeo. E’ un complesso di motivazioni, a partire dal fatto che “mentre nel 2020 si è arrivati ad una riduzione complessiva del sistema delle scorte sia di semilavorati sia di materia prima, i Paesi che sono ripartiti prima di noi hanno assorbito le materie prime, si è venuta così a creare una situazione di scorte basse e di picco di domanda sul mercato”, da qui l’incremento dei costi. L’auspicio è che nell’ultimo trimestre la situazione si possa stabilizzare “con un decremento dei costi delle materie prime”. Un discorso che vale per tutti i principali Paesi produttori di materiali, non solo per l’Italia. Il problema va poi ad incidere sul fronte progetti, perché le quotazioni di oggi sono “per progetti del 2022 con consegna nel 2023. Il che è un rischio enorme che le aziende si assumono”, fa notare il manager.

Stefania Vicini

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